Per aspera ad astra

11 05 2012

Nella serata di giovedì 10 maggio 2012, acchiappando con un retino una stella cadente in salita, il mio amico Luciano Telesca ci ha lasciati.

Anche se non non sono parole sue, penso che la filosofia che maggiormente potesse rapprensentarlo fosse:

se vuoi una cosa che non esiste, te la devi inventare.

Simone.





Cryford per Schmidt Cassegrain

30 04 2012

Facendo un po’ di pulizia in casa e, soprattutto, restituendo l’astrografo Carl Zeiss al suo proprietario (nella speranza che lo usi più di quanto abbia fatto io), mi sono ritrovato con un fuocheggiatore Cryford marchiato Meade per rifrattori. Avendo una corsa di 42mm, decisamente ridotta per un telescopio a lenti, ho pensato di fargli costruire (dal mio babbo) un canotto, in modo da poterlo utilizzare come fuocheggiatore per Schmidt Cassegrain.
Con il mio inseparabile LibreCad, ho abbozzato un disegno in modo da poter sfruttare un anello con passo SC rimasto da vecchie costruzioni.

Schema barilotto per Cryford

Schema barilotto per Cryford

Dopo averlo tornito e aver fatto un giro dagli anodizzatori di fiducia, ecco il risultato:

Barilotto con anello SC

Barilotto con anello SC

Il fuocheggiatore ha ancora la sua bella scrittina originale Meade:

Il cryford completamente esteso

Il cryford completamente esteso

Per farne vedere l’effetto, l’ho applicato alla culatta del mio C8:

Il cryford avvitato al C8

Il cryford avvitato al C8

E per finire, ecco come appare con la massima estensione del drawtube:

Il C8 con il cryford

Il C8 con il cryford

Alcune specifiche:

  • Alluminio anodizzato nero
  • Anello in alluminio anodizzato blu con passo SC
  • Ingombro dalla battuta anteriore al profilo del drawtube completamente retratto: 120mm
  • Estrazione massima: 42mm
  • Portaoculari da 2″ con anello in ottone di serraggio

Ho montato questo fuocheggiatore sia sul mio Celestron Nextstar 8 che su un Meade LX100 da 10″.

Simone.





Barra Losmandy per il C8

27 03 2012

Recentemente mi sono fatto contagiare dal mio amico Aldo dalla malattia delle code di rondine di tipo Losmandy; il tutto è nato dal fatto che il mio babbo fremeva dalla voglia di far lavorare la nuova fresatrice Induma e che il mio amico Aldo ha sperperato un po’ di soldi in nuovi tubi di varie focali, privi di code di rondine. Così ho pensato che fosse una buona idea salire in carrozza e fare un upgrade al C8, complice il fatto che ho recuperato una coda Geoptik Vixen/Losmandy a pochi spicci.
Naturalmente il primo lavoro è stato fare la piastra per la EQ-G che permettesse il montaggio della coda Geoptik:

Schema della piastra per EQ6 compatibile con la pinza Geoptik

Schema della piastra per EQ6 compatibile con la pinza Geoptik

Sono stato un po’ abbondante sullo spessore di modo da poter utilizzare delle brugole M6 in acciaio inox che avevo in casa, ecco il risultato:

La pinza Geoptik e la coda Losmandy

La pinza Geoptik e la coda Losmandy

Volendo cercare di aumentare al massimo la superficie di appoggio e, allo stesso tempo, di togliere un po’ di materiale, ho chiesto al mio babbo di fare un’alesatura che ricalcasse il diametro della culatta e della cella anteriore del mio C8 (che in realtà è un Nexstar 8 del 2003 di produzione americana):

Schema delle alesature curve

Schema delle alesature curve

Per finire, visto che poche sere fa ho perso qualche anno di vita quando La Berta si è fatta uno scivolone di 30cm con guida e ST-8 montate, ho pensato di implementare un meccanismo di blocco che impedisse alla coda allentata sfilarsi completamente, con conseguente caduta dell’ottica fino a terra. Ho quindi applicato in testa alla coda due brugole M4 in acciaio inox in misura tale daintercettare la piastra Geoptik e, quindi, bloccarne la caduta. Purtroppo la corsa risultante rimane di circa 30cm, sufficienti a imprimere una forza piuttosto violenta sull’OTA, ma meglio un colpo che un volto di un metro e venti.

Brugola anticaduta sul lato della coda

Brugola anticaduta

Ecco il risultato, ripreso di giorno.

Il C8 sulla EQ-G con la nuova coda

Il C8 sulla EQ-G con la nuova coda

Come sempre non posso fare a meno di ringraziare il mio babbo che ha lavorato per molte ore su tutti i pezzi; abbiamo stimato un ammontare di circa 20 ore per la fresatura della coda, quindi in buona sostanza era sicuramente più economico acquistarla già fatta, ma l’autocostruttite è così :-D .

Simone.





Ristrutturazione Antares Saturno

12 12 2011

Qualche mese fa mi ha contattato un vecchio socio del Gruppo Astrofili per chiedermi se fossi interessato ad acquistare il suo vecchio 114/900. Il pensiero di un povero strumento, maltrattato, che giacesse a prendere polvere in un sottoscala mi ha subito mosso a compassione :-) : ho portato a casa questo povero Antares Saturno.
Da subito mi sono accorto di due problemi più o meno gravi: i denti della cremagliera, in plastica, del fuocheggiatore erano stati mangiati dal pignone, in metallo, inoltre il blocco di declinazione era stato spezzato tirando troppo la vite di bloccaggio.

La targhetta del telescopio

La targhetta del telescopio

La montatura Mon-1 in dotazione al Saturno, è equipaggiata con una ruota elicoidale in Ascensione Retta (AR), mentre in Declinazione (DEC) è presente un sistema composto da una vite diritta caricata con una molla a formare un pistoncino. Questo elemento spinge contro un anello provvisto di un dente il quale permette di trascinare la DEC per circa 15° gradi per ciascuna direzione: considerando che le correzioni su questo asse sono piuttosto ridotte, il sistema permette la correzione e i comuni puntamenti da attuarsi durante lo star hopping, pena il periodico reset del movimento, quando giunge a fondo corsa.

Blocchetto di Declinazione

Blocchetto di Declinazione

Purtroppo il blocchetto originale venne forzato fino alla rottura quindi, grazie alla nuova fresatrice ristrutturata dal mio babbo, abbiamo ricostruito tale pezzo.

Progetto del blocco di DEC

Progetto del blocco di DEC

Il nuovo pezzo funziona perfettamente e, con tutta probabilità, sopravviverà alla montatura stessa :-) .

Il nuovo blocco di DEC

Il nuovo blocco di DEC

Per il rifacimento del fuocheggiatore mi sono in parte basato sulle mie precedenti esperienze, maturate con la ristrutturazione del Cianoscopio e del Konus 150. Durante questa costruzione ho chiesto a mio padre di realizzare un passo grande, da 5mm per giro, in modo da ridurre i tempi di fuocheggiatura.

Progetto fuocheggiatore elicoidale

Progetto fuocheggiatore elicoidale

Dovendo utilizzare anche oculari da ø24.5mm, ho fatto realizzare anche un adattatore e ho applicato un vite in plastica per frizionare, o al caso bloccare, il draw tube.

Il fuocheggiatore a vite

Il fuocheggiatore a vite

La vite di blocco della fuocheggiatura

La vite di blocco della fuocheggiatura

Ho riutilizzato alcune delle viti originali per il fissaggio degli oculari.

Il riduttore da ø24.5mm

Il riduttore da ø24.5mm

Il telescopio è arrivato con due oculari Huygens da 20mm e 12.5mm, a questi ho aggiunto a corredo un Kellner da 9mm regalatomi da Francesco.

Gli oculari nel triangolo del treppiede

Gli oculari nel triangolo del treppiede

Si tratta sicuramente di un telescopio per principianti, ma generazioni di astrofili hanno cominciato con un tubo simile.

Antares Saturno 114/900

Antares Saturno 114/900

Ho testato il telescopio sulla Luna, in una sera un po’ velata purtroppo, e si è rivelato molto divertente da usare, libero dalle complicazioni moderne di computer, motori e batterie: insomma, mi è sembrato di avere per le mani il mio primo telescopio :-) .

Simone.





Assorbimento SynScan 3.27

3 12 2011

Visto che mi sono messo a fare questa modifica al pannello di alimentazione della colonna, ho sfruttato l’occasione per misurare gli assorbimenti della EQ-G con SynScan e della fascia anticondensa (55 resistenze da 560Ω a 1/2W), ecco i risultati.

  • Il SynScan, appena acceso con motori fermi assorbe 400mA
Il SynScan da fermo

Il SynScan da fermo assorbe 0.4A

  •  Facendo muovere entrambi i motori a 800x il consumo sale a 1.2A
1.2A assorbiti con entrambi i motori a 800x

1.2A assorbiti con entrambi i motori a 800x

  • La fascia anticondensa da sola assorbe 1.25A
Assorbimento della fascia anticondensa

Assorbimento della fascia anticondensa: 1.25A

  • Aggiungendo il carico della fascia al SynScan fermo si arriva a quasi 2A
Il synscan fermo con la fascia accesa

Il synscan fermo con la fascia accesa

  • Se, con la fascia attiva, si procede ad un puntamento l’intero sistema arriva ad assorbire quasi 2.5A
Assorbimento massimo di 2.5A

Assorbimento massimo di 2.5A

Fortunatamente il sistema non passa l’intera nottata a fare puntamenti, ma considerando che la montatura carica potrebbe assorbire più corrente, si può valutare che l’alimentatore da 5A che ho impiegato nella scatola non può considerarsi sovradimensionato rispetto al sistema.

Simone.





Pannello di alimentazione

2 12 2011

Era da un po’ che non mi dedicavo a qualche autocostruzione, principalmente a causa dell’arrivo della nuova camera CCD, ma ho pensato di concentrare i miei sforzi nell’ottimizzazione delle osservazioni. Grazie alla colonna non ho più l’onere di stazionare la montatura ma fin’ora ho sempre utilizzato una batteria per alimentare sia la montatura che la fascia anticondensa; con il freddo una sola batteria tende a scaricarsi in fretta e, in ogni caso, devo comunque portare corrente per il portatile e la CCD tramite una prolunga elettrica.

Ho deciso quindi di riadattare la scatola contenente l’elettronica della mia colonna utilizzando un alimentatore 12V 5A che ho recuperato da un minipc defunto.

L'alimentatore

L'alimentatore

Non volendo applicare una modifica permanente all’alimentatore, in modo da poterlo riutilizzare, eventualmente, con un altro minipc, ho riutilizzato una piccola scatolina con una presa jack a pannello collegata all’interruttore principale.

L'interno del pannello

L'interno del pannello

Da una presa elettrica rubata ad un alimentatore da computer, porto la corrente a 220V sia all’alimentatore che ad una coppia di prese: una italiana e una shuko.

Speriamo non vada a fuoco

Speriamo non vada a fuoco

E ecco come appare la parte anteriore della scatola elettrica:

Neanche nelle centrali nucleari...

Neanche nelle centrali nucleari...

Magari non elegante come altre costruzioni, ma spero svolga adeguatamente il suo dovere.

Simone.





C8 – Blocco del primario – manopole

22 10 2011

Dopo aver realizzato le alette di blocco dietro lo specchio primario e aver sfruttato l’occasione per aggiungere la ventola di acclimatamento, dovevo trovare un modo per bloccare lo specchio in posizione una volta raggiunto il fuoco. Allo Star Party di Saint Barthélemy ho avuto occasione di chiacchierare un po’ con Plinio Camaiti e mi sono fatto un po’ spiegare le soluzioni commerciali per il blocco del primario sugli Schmidt Cassegrain: le viti di blocco ingegnerizzate guidano un perno che va a spingere le staffe poste dietro il primario (senza andare a toccare lo specchio), le manopole, in questo caso, non si spostano dalle loro sedi.
Purtroppo la mia soluzione non è stata altrettanto elegante: ho deciso di far realizzare al mio babbo due boccole con un foro filettato M8 da alloggiarsi nella culatta del C8.

Schema boccola in QCAD

Schema boccola in QCAD

Le due boccole sporgono di 4.5mm verso l’esterno del tubo, mentre offrono una corsa di 26.5mm al perno di blocco: tale valore è stato ricavato misurando la posizione più ravvicinata delle staffe del primario; abbiamo deciso di offrire alla vite un percorso tale da evitare eventuali disassamenti.

La boccola

La boccola

Internamente, ciascun supporto è fissato tramite un dado ribassato e una rondella.

Le boccole all'interno della culatta

Le boccole all'interno della culatta

Ecco come appare la culatta dopo le modifiche: ho cercato di mantenere uniforme la distribuzione dei pesi, la ventolina (in platica) risulta molto leggera, mentre le manopole (Elesa) e i perni in ottone risulteranno piuttosto gravosi e, per questo, sono stati lasciati soli.

Il nuovo look della culatta

Il nuovo look della culatta

Per le viti ho utilizzato una barra filettata di ottone M8 e due manopole Elesa.

La culatta con le manopole di blocco

La culatta con le manopole di blocco

Applicando il fuocheggiatore esterno Baader SteelTrack risulta un po’ di affollamento, ma in definitiva sopportabile.

Lo steeltrack in primo piano e i blocchi

Lo steeltrack in primo piano e i blocchi

E per finire, avendo aggiunto la ventolina di raffreddamento, le viti di blocco del primario e il fuocheggiatore cryford esterno, ecco una bella foto di gruppo.

La nuova culatta del C8

La nuova culatta del C8

E speriamo che le foto che quest’ottica mi permetterà di fare siano all’altezza della fatica e delle modifiche occorse per l’adattamento.

Simone.





C8 – Blocco del primario – la culatta

16 10 2011

Effettuando le modifiche per aggiungere il blocco dello specchio primario al C8 si è reso necessario smontare l’intero tubo per estrarre i delicati elementi ottici. Una volta svuotato il tubo dagli specchi ho potuto analizzare la parte interna della culatta: si tratta di una fusione di alluminio rinforzata da sei venature in fusione, dalla quale emerge la sede (fresata) per la vite di fuocheggiatura.

La parte interna della culatta

La parte interna della culatta

Il draw tube risulta resinato direttamente nel foro che ospita la filettatura per il visual back, è quindi impossibile da rimuovere.
Cogliendo l’occasione ho deciso di applicare anche una ventola da 40x40x10mm allo scopo di aiutare l’acclimatamento dell’ottica, operazione piuttosto difficile nei catadiottrici per la presenza della lastra correttrice che impedisce la normale circolazione dell’aria. Onde evitare di dover smontare troppo spesso l’ottica, ho scelto di spendere 8€ per una ventolina nuova, nella speranza che la vita di questo accessorio, nuovo di pacca, sia il più lunga possibile :-) .

Dovendo lavorare dall’esterno, ho cercato di prendere tutte le misure necessarie per creare una maschera per la foratura, disegnata con l’ormai noto QCAD.

Maschera per forare la culatta del C8

Maschera per forare la culatta del C8

Dopo aver rimosso il foro centrale, da cui sporge il visual back, e la sede per il pomello di fuocheggiatura, il modello si adatta alla struttura dell’OTA.

La maschera adagiata alla culatta

La maschera adagiata alla culatta

I vari pezzi, appoggiati alla maschera, permettono di apprezzare l’ipotetico risultato finale.

I vari pezzi "presentati" sulla culatta

I vari pezzi "presentati" sulla culatta

Ho messo anche una piccola griglia per proteggere la ventolina e, soprattutto, per evitare che, al buio, ci si possa infilare le dita dentro :-) .
Utilizzando una fresa a tazza da ø38mm e una da ø16mm, con l’aiuto del mio amico Luciano e del mio babbo, abbiamo praticato i fori nella culatta del C8.

La culatta del C8 forata

La culatta del C8 forata

Purtroppo mi sono imbattuto in un problema, il punto in cui avevo scelto di fissare la ventola corrispondeva ad una delle sezioni rinforzate, per cui, una volta praticato il foro mi sono ritrovato uno sperone metallico ad impedire il montaggio della ventola.

Il riforzo della culatta

Il riforzo della culatta

Fortunatamente è stato possibile rimuovere l’ingombro con una fresa per metalli.

Ingombro rimosso

Ingombro rimosso

La ventolina 40x40x10 a 12V, comprata nuova presso un rivenditore di componenti elettronici, aveva i cavi abbastanza lunghi da permettere il collegamento diretto con la presa di alimentazione a pannello.

I collegamenti elettrici della ventola

I collegamenti elettrici della ventola

Utilizzando alcune gocce di colla a caldo, ho fissato i cavi in modo che non potessero interferire con i movimenti meccanici dell’ottica.

La ventola di acclimatatamento

La ventola di acclimatatamento

Procederò a piazzare un tappo traforato nel visual back in modo da filtrare le particelle di polvere che possano entrare nello strumento durante la fase di acclimatamento.

Simone.





C8 – Blocco del primario – la staffa

13 10 2011

Nel 2003 diventai un felice possessore di uno Schmidt Cassegrain (SCT) da 8″ di marca Celestron, il famoso C8; con gli anni tentai diverse volte di sfruttare questo strumento in ambito fotografico, dapprima a pellicola e poi in digitale, ma, se all’inizio, i principali ostacoli erano dovuti alla lunga focale dello strumento e alla necessità di utilizzare una montatura sufficientemente solida (problema che risolsi con l’acquisto di una Orion Atlas EQ-G) in seguito, con il passaggio alla DSLR Pentax K10D, mi trovai ad affrontare un problema piuttosto subdolo e di difficile risoluzione: il mirror flop. Questa anomalia è intrinseca degli schemi ottici con fuocheggiatura a transazione dello specchio primario ed è principalmente dovuto al sistema di messa a fuoco adottato; gli SCT, per esempio, sono dotati all’interno di un tubo paraluce disposto lungo l’asse ottico, lo specchio primario, opportunamente fissato in una cella, scorre lungo questo draw tube estraendo il fuoco.

La culatta del C8 e il drawtube

La culatta del C8 e il drawtube

Prendendo ad esempio il C8, gli elementi ottici adottati sono 3: una lastra correttrice, uno specchio primario da ø203mm aperto a F2, e uno specchio secondario convesso che moltiplica di 5 volte la focale del primario. Date queste premesse, la focale del primario pari a 406mm viene moltiplicata dal secondario fino ai 2030mm risultanti (F10); va da se che uno spostamento x dello specchio primario lungo l’asse viene amplificato di 5x al fuoco. Questo è il motivo per cui gli SCT, e più in generale tutti gli strumenti catadiottrici che sfruttano una configurazione ottica analoga, dispongono di una estrazione del fuoco molto generosa che permette di impiegare diversi elementi lungo il treno ottico, quali diagonali, ruote portafiltri, CCD, DLSR, guide fuori asse, ecc…

Ma in tutto questo discorso, dove sta il problema? Presto detto, visto che il primario si muove lungo in draw tube attraverso un semplice scorrimento di due tubi di alluminio, il piccolo gioco Δx tra queste due superfici si traduce in uno spostamento 5Δx al fuoco (a causa dell’amplificazione dello specchio secondario), quindi ipotizzando che Δx=0,05mm risulta uno spostamento di 0,25mm al fuoco, abbastanza da inficiare la messa a fuoco durante una ripresa digitale. Questa condizione viene definita mirror flop, nome derivato dal fatto che quando si posiziona lo specchio primario nel fuoco, a causa del gioco, lo specchio cade lungo il draw tube vanificando l’operazione.
Ora, identificato il problema, come si può risolvere? I moderni SCT di fascia alta sono dotati di un meccanismo di blocco dello specchio primario, realizzato tramite due viti con sviluppi multipli (filettatura che permette un movimento ampio lungo l’asse in funzione di un ridotto movimento radiale) dotate di pomelli a disposizione dell’utente. Cercando in rete ho trovato alcune soluzioni in cui venivano impiegate due viti o due pistonicini con lo scopo di sostenere il primario dopo la messa a fuoco, purtroppo applicare una forza, seppur minima, allo specchio ne comporta una deformazione, con il risultato che le stelle assumono forme triangolari. Le soluzioni commerciali invece, essendo ingegnerizzate allo scopo, sfruttano due alette poste a 120° rispetto alla vite di fuocheggiatura, per spingere la cella del primario senza toccare l’ottica.

Il retro del primario

Il retro del primario

Nel mio SCT invece il retro del primario è semplicemente dotato di una staffa siliconata lungo una decina di millimetri del tubo di scorrimento, fortunatamente Celestron lascia 6mm di tubo sfruttabili per il mio scopo: aggiungere una flangia con le alette mancanti ;-) . Mi sono quindi armato di QCAD e ho cominciato a disegnare, con l’aiuto del mio babbo, una flangia da tornire (ed in seguito fresare) che potesse seguire il profilo della flangia di fuocheggiatura originale.

Schema delle staffe di blocco

Schema delle staffe di blocco

Il piano di battaglia prevede dapprima l’applicazione delle alette alla cella del primario strozzando i 6mm fuoriuscenti dalla culatta in una morsa di alluminio, serrata da viti M4.

La staffa di blocco, tornita e fresata

La staffa di blocco, tornita e fresata

All’inizio non avevo previsto l’ingombro della staffa che regge la vite di fuocheggiatura, fortunatamente è stato possibile riprendere il pezzo sulla fresa per disporre una svasatura adatta.

La staffa di blocco fresata

La staffa di blocco fresata

La nuova staffa si appoggia alla precedente e, una volta separata, farà forza direttamente sul tuo di fuocheggiatura, evitando (si spera) la deformazione dello specchio.

La staffa sul primario

La staffa sul primario

Per fissare la ghiera al draw tube ho fatto tagliare con la sega a nastro il collare centrale della staffa, in modo da formare una C: grazie ad una brugola M4, la cui sede è stata preventivamente fresata da mio zio, la staffa strozza i 6mm di tubo che fuoriescono dal primario rimanendone fissata.

Il taglio e la brugola di fissaggio

Il taglio e la brugola di fissaggio

Il passo successivo sarà la foratura della culatta per alloggiare le viti di blocco.

Simone.





La berta – bilanciamenti

16 08 2011

Dopo un’osservazione, ancora con il Vixen 150F5, mi sono ripromesso di ottimizzare al meglio la preparazione degli strumenti in ambito fotografico. Anche se la Berta (il 150F8) non sarà il massimo come strumento fotografico, l’obiettivo iniziale era proprio di creare uno strumento da usarsi principalmente per le riprese deepsky.
Dopo aver terminato la prima fase di assemblaggio, visto che avevo scelto, poco felicemente, di imbracare il tubo d’acciaio in una gabbia di 3 anelli fissati a due barre parallele, mi sono trovato nella spiacevole situazione di non poter ruotare il fuocheggiatore verso il baricentro della montautra: questo implicava che la macchina fotografica sarebbe invariabilmente stata posizionata lateralmente all’asse ottico. All’inizio ho cercato di spostare il telescopio di guida, in modo che potesse contrastare lo sbilanciamento, ma questa soluzione risultava piuttosto complessa a realizzarsi.
Avendo già anodizzato tutti i pezzi, ci ho dormito su parecchio prima di lanciarmi in una sostanziale modifica: cambiare la barra inferiore del telescopio, ossia quella dotata di coda di rondine fissata alla testa della montatura.

Aggiungendo un quarto anello a valle del fuocheggiatore, ho lasciato immutata la barra superiore e ho lasciato un pezzo di tubo scoperto dall’esoscheletro creato dagli anelli.

La nuova barra inferiore

La nuova barra inferiore permette la rotazione del tubo

 Avendo lasciato sia l’anello anteriore che la barra superiore intoccati, il tubo mantiene la dovuta rigidità e permette di alloggiare il telescopio di guida in posizione diametralmente opposta al carico della reflex.

Il telescopio di guida

Il telescopio di guida controbilancia la reflex

Lavorando in asse con il tubo, i movimenti necessari al bilanciamento si riducono ad uno scorrimento lungo un singolo vettore. La presenza del cercatore 8×50, viene compensata dall’inerzia del tubo.

Il cercatore 8x50

Il cercatore 8x50

Inoltre, il cercatore si è rivelato un comodo aggancio di sicurezza per la tracolla della DSLR.

La reflex fissata al cryford

La reflex fissata al cryford

Durante le prove di bilanciamento, ho provveduto a montare tutti gli accessori che vado ad utilizzare normalmente durante una sessione fotografica, compresa la QHY5 di guida. Ho messo a fuoco su un lontano abete che si scorge all’orizzonte rispetto a casa mia, in modo da portare i fuocheggiatori alla posizione di lavoro.

Il telescopio di guida

Il telescopio di guida appollaiato sul newton

Facendo girare il newton in diverse posizioni, ho cercato di regolare al meglio tutti i bilanciamenti in modo da avere movimenti fluidi ed evitare squilibri.
Una volta terminate queste tarature ho segnato le code di rondine della guida e del newton in modo da avere un riferimento istantaneo sulle posizioni dei tubi in assetto fotografico, in funzione delle rispettive sedi della montatura e della testa micrometrica.

La Berta a -45° DEC

La Berta a -45° DEC

Per finire, alcune indicazioni:

  • Il tubo ottico, privo di guida, reflex e cercatore pesa 9.825gr
  • Dalla culatta all’obiettivo in plastica rossa ci sono 122cm per ø185mm di diamentro medio
  • Il primario è costato 30€ (per la verità c’erano anche il secondario e le celle, ma erano da buttare…)
  • Fare rialluminare il primario da Zen ed avere un nuovo secondario da ø30.5mm è costato 100€
  • Il cryford è un frankenstein tra un fuocheggiatore TS comprato usato tempo addietro e un meade recuperato recentemente 40€
  • L’anodizzazione di tutti i pezzi di alluminio (e altri che non c’entrano con questa autocostruzione) è costata 50€
  • I 4 anelli presi da TS sono costati 70€
  • La barra vixen da 35cm 12€
  • Il velluto adesivo (me ne è avanzato per fortuna) 18€
  • Viti da ¼ di pollice, bulloneria varia, manopole elesa in quantità, siamo sui 30€ di robaccia…
  • Lo stress armato di faccia da gatto di Shrek verso mio padre, mio zio e il mio amico Luciano… non hanno prezzo :-P
  • Mesi di lavoro, mal contati… 8.

Totale pecuniario di questa follia: 350€ (compravo un 200F4 nuovo…)

Simone.








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