Letix: l’atto finale

6 07 2010

E siamo di nuovo qui a raccontar la storia di questo piccolo telescopio. Dopo le prime prove, in cui sono emersi tutti i problemi di questa ottica, ma che ha dimostrato di comportarsi molto bene sul campo (l’abbiamo provato mentre lo collimavamo :-) ), i lavori sono proseguiti con un rafforzamento della struttura. Infatti, la culatta di plastica ha l’onere di dove sostenere non solo il peso dei vari oculari e accessori, ma anche dello stesso tubo e della lastra correttrice.
Va da sé che con questo fardello, le viti con gli anni hanno forzato la culatta del primario inducendo un vistoso gioco nel tubo: un difetto intollerabile. Dopo averci meditato da un po’ ho deciso di ripensare il tubo con l’aggiunta di una coda di rondine ed un anello di rinforzo; scopo dell’anello è quello di imporre un giogo solidale al tubo e, di conseguenza, sostenere il peso di tutte le parti ottiche.

L'anello di riforzo

L'anello di riforzo

Essendo la culatta di plastica dotata di una vite da ¼”, ho fatto tornire la coda di rondine in modo che potesse raggiungere questo foro e unire l’anello anteriore con la parte posteriore del telescopio.

La coda di rondine avvitate alla culatta

La coda di rondine avvitate alla culatta

Il sostegno del cercatore mi fu recapitato insieme all’ottica, ma privo di cercatore :-P : così ho riciclato un 5×25 che avevo da parte, il problema è che questo tubicino è troppo piccolo rispetto al supporto. Dopo aver discusso con il babbo tornitore, abbiamo deciso per un cilindro di riduzione, tornito a cono nella parte interna. Nella foto seguente si può vedere il gradevole risultato:

Letix e il suo cercatorino

Letix e il suo cercatorino

Non ci sono solo i pezzi rossi in questa autocostruzione… infatti il portaoculari posteriore è stato finalmente anodizzato del classico colore nero.

Il mak con tutti gli accessori e gli ammenicoli

Il mak con tutti gli accessori e gli ammenicoli

Un ultima posa sul tavolo di lavoro:

Il Letix e con tutti i pezzi anodizzati

Il Letix e con tutti i pezzi anodizzati

e finalmente si può montare sul suo ristrutturato treppiede con la montatura Mon-1:

Il telescopio sulla Mon-1

Il telescopio sulla Mon-1

Ora bisogna solo… usarlo :-D .

Simone

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PS: Con questo post oggi festeggiamo anche 1 anno di autocostruzioni, infatti il 6 luglio 2009 per la prima volta postavo un’autocostruzione. Beh, non senza un po’ di orgoglio e gettando la modestia nel cassonetto, posso dire:

Buon compleanno Autocostruttite!

E grazie a tutti voi che leggete.

Simone





Treppiede Letix

5 07 2010

Ciao a tutti, i lavori sul Maksutov ø90mm continuano e non c’è telescopio che possa definirsi tale senza una montatura che lo sorregga: facendo tutto un giro di scambi, i soci della mia associazione hanno tirato fuori dal cilindro una Mon-1, che a suo tempo sosteneva il CianoScopio.
Questa montatura, già di suo motorizzata in AR, è però priva di treppiede: andando a frugare in mezzo ai rottami astronomici, abbiamo rinvenuto le gambe in legno di un piccolo rifrattore acromatico ø50mm, passato a miglior vita prima che potessi metterci le mani sopra :-P .
Questi piccoli rifrattori, una volta molto in voga tra i neofiti, aveva una montatura altazimutale con una culla a ferro di cavallo; in genere la testa era innestata direttamente sul supporto a tre lobi che teneva insieme le gambe del cavalletto, così recuperando solo queste ultime ci siamo trovati senza la base del treppiede. Schiavizzando sempre il mio babbo e chiedendo l’ennesimo favore a mio zio (e alla sua fresatrice), abbiamo tornito un raccordo le cui dimensioni sono compatibili all’innesto di una Synta HEQ-5 (questo avvenimento è frutto di una serie di concause).

La testa tornita e fresata

La testa tornita e fresata

Ed ecco un dettaglio di innesto delle gambe.

La testa collegata con le gambe

La testa collegata con le gambe

Visto che non si poteva stare senza, anche questi pezzi sono finiti nelle abili mani di Federico Fogliati per l’anodizzazione.

La testa del treppiede anodizzata

La testa del treppiede anodizzata

Ed ecco il risultato finale (anche se adesso bisognerebbe riverniciare la gambe :-P ):

Il treppiede ristrutturato

Il treppiede ristrutturato

La Mon-1 non aveva bisogno di particolari lavori, anche perché il mio amico Luciano aveva già dato il suo contributo tornendo una nuova base (appunto compatibile HEQ-5) e un contrappeso supplementare: anche perché quei due dischetti in dotazione facevano ridere i polli. Il vero lavoro è stato realizzare la coda di rondine per permettere di innestare e togliere al volo il Mak.

La Mon-1 sul treppiede riciclato

La Mon-1 sul treppiede riciclato

Una nota di colore: ho scelto il rosso perché si abbina bene con il nero, qualsiasi riferimento di natura politica o sportiva è fuori luogo. ;-)

Simone





Letix: Maksutov-Cassegrain 90F13.3

4 06 2010

Era da un po’ che lavoravo su questo piccolo telescopio, lo presi da un astrofilo che aveva tentato di modificarlo, verniciandone il tubo con una vernice piuttosto spessa. All’inizio, dopo averlo sverniciato, avevo optato per una colorazione grigia tramite zincante spray: il risultato finale sembrava sporco, poco brillante e decisamente opaco, in una parola triste. Così ho deciso di rimuovere per l’ennesima volta tutta la vernice (quel povero tubo mi odierà finché campa) e di tentare una strada molto in voga: la pellicola carbon look. Ecco come si presentava il tubo senza vernice:

Il tubo sverniciato

Il tubo sverniciato

Prima di fare qualsiasi operazione estetica, mi sono dedicato alla taratura dello strumento: ho verniciato di nero l’interno che presenta le classiche creste filettate.
Purtroppo chi ha progettato questo piccolo telescopio non ha minimamente pensato alla possibilità che le persone potessero collimarlo, così hanno nascosto la viti tira-e-spingi dietro la culatta: peccato che solidale a questo carter di plastica sia presente l’unico porta-oculari. Così per fare la collimazione mi sono dovuto inventare un tubo per il fuoco diretto; per fortuna sulla culatta dello specchio primario è presente un foro filettato (a cui viene avvitato il paraluce interno) che mi ha permesso di rendere solidale il tutto:

Portaoculari per la collimazione

Portaoculari per la collimazione

Mancando la culatta, non potevo utilizzare la vite da ¼” per fissare solidamente il telescopio alla montatura, così mi sono arrangiato con una mezza culla di plastica (recuperata dal Bresser R90) e un paio di fascette di plastica.

Il Mak equilibrista :-)

Il Mak equilibrista :-)

Una volta fatta la collimazione tramite stella artificiale (devo ringraziare Frank per il valido aiuto in questa difficile operazione) sono passato alla parte divertente: attaccare la pellicola carbon look. Diciamo subito che un foglio di questa roba costa 13€ e dalle mie parti sono riuscito a trovarla da Biker Point. Per prima cosa ho misurato il tubo e ho tagliato il foglio secondo la lunghezza della parte da coprire; per la circonferenza invece ho optato per una comoda sovrapposizione, volevo fare in modo che ci fosse almeno 1cm di giunzione della pellicola.

Prendiamo le misure di questa pellicola

Prendiamo le misure di questa pellicola

Visto che la culatta di plastica copre una parte del fondo del tubo, ho preso come riferimento la cella anteriore per incollare il carbonio.

Il tubo rimontato

Il tubo rimontato

Grazie all’aiuto del mio babbo, abbiamo tornito anche un raccordo da 1″¼ per permettere di utilizzare accessori anche al fuoco diretto (senza lo specchietto ribaltabile). Infatti il telescopio mi è arrivato con un tappino di metallo avvitato sulla culatta, ma senza alcun tipo di adattatore. Lo si vede nella foto con innestato il prisma 45°:

L'adattatore per il fuoco diretto

L'adattatore per il fuoco diretto

Il raccordo è riuscito così solido da permettere addirittura l’uso di una reflex per fare fotografie, magari planetarie (visto il rapporto focale piuttosto spinto).

E mettiamoci pure la reflex!

E mettiamoci pure la reflex!

A proposito, quasi dimenticavo: questo telescopio sarà presto consegnato nelle mani di una socia fondatrice del Gruppo Astrofili E. E. Barnard, Letizia, e visto che sarà l’ETX di Letizia… Letix! :-D Lo so, sono faceto :-P .

Adesso manca solo più la montatura, alla prossima autocostruzione,

Simone








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