Una basetta a coda di rondine DIY

30 05 2011

Una domenica sera io e il mio babbo non avevamo niente di particolarmente furbo da fare e, visto che durante un’osservazione ne era emersa la necessità, ci siamo messi a trafficare un po’ intorno ad una basetta a coda di rondine per sostenere un red-dot.
Questo piccolo cercatore, che personalmente trovo molto comodo e funzionale, sono riuscito a recuperarlo nel mercato dell’usato per 15€, spendere quindi 17€ per una basettina della skywatcher mi è parso quantomeno fuori luogo: avendo in casa un po’ di alluminio di recupero, ci siamo messi a molare i pezzi a mano.
Devo ammettere che non pensavo fosse un lavoro così duro e, per fortuna, mio padre non ha perso le capacità maturate quando faceva il tornitore: passando via via a lime sempre più fini, siamo riusciti ad aggiustare due parallelepipedi di 10x10mm, adattandoli ad un pezzo di lama di anticorodal.

La basetta attaccata sul portaoculari

La basetta attaccata sul portaoculari

Grazie ad alcune brugole a testa svasata da ø3mm, siamo riusciti a comporre il tutto e a fissarlo al portaoculari di Cippolo, la guida da ø50mm.
Essendo fatta a mano e controllata a vista, la basetta funziona solo con il red-dot.

Il red-dot nella sua basetta

Il red-dot nella sua basetta

Ma in fondo, avendo risparmiato 17€, non avevamo la pretesa di fare un supporto universale :-) . Direi che per 3 ore di lavoro, passate a chiacchierare con il Gris, non è venuta affatto male ;-) .

Funziona!

Funziona!

Simone.





Cippolo: l’ottavo nano

24 12 2010

Tempo fa mi lasciai attirare in un acquisto di poco conto ma decisamente avventato, per non dire scriteriato: recuperai un doppietto acromatico da ø50mm, un vero ed originale fondo di bottiglia con tanto di cella, paraluce e tappo in pura plastica. Non so perché lo acquistai, forse per via dei 15€ spedizione compresa richiesti, forse perché mi spiacque vedere un potenziale, seppure microscopico, telescopio marcire su una mensola, forse perché sono balengo, sta di fatto che un bel giorno mi arrivò a casa sto affarino. Una volta giunta la spedizione comincia a riflette sul cosa farne; le idee erano tante e ben confuse: un cercatore, un obiettivo per la webcam, un telescopio solare…
Alla fine dopo tanto ponderare ho pensato di realizzare un telescopio di guida per il Newton del Gruppo Astrofili, l’associazione di cui faccio parte.
Sono partito innanzi tutto dalla cella di plastica: una vera tragedia. Con l’aiuto del mio babbo abbiamo tornito una nuova sede in alluminio riprendendo il disegno originale, il quale prevedeva una ghiera che, avvitandosi, avrebbe serrato il doppietto acromatico. Tutta la lavorazione è stata fatta in modo da poter riciclare il paraluce originale con il relativo tappo di protezione.

L'obiettivo e gli anelli

L'obiettivo e gli anelli

Per il tubo, ho riciclato uno spezzone in alluminio il quale risultava comparabile con le dimensioni dell’ottica. Per poter mettere a fuoco un oculare (o una camera di guida) ho deciso di non utilizzare un fuocheggiatore, per prima cosa perché non ne avevo uno a disposizione e poi perché difficile da realizzare; sebbene in passato abbia costruito diversi fuocheggiatori a vite (ossia un tubo che si avvita in un altro), ma in questo caso sarebbe stato molto controproducente, visto che porterebbe alla rotazione della camera di guida per poter mettere a fuoco!
Considerando però che un telescopio come questo viene in genere messo a fuoco una sola volta (a meno di cambiare camera di guida) ho optato per la soluzione adottata dai cercatori della SkyWatcher (e non solo) ossia spostare avanti e indietro la cella anteriore, bloccandola con un anello come fosse un controdado. In questo modo il portaoculari si è ridotto a un semplice tubo forato (da ø31.8mm) dotato di una vite di blocco.

Il portaoculari da 31.8mm

Il portaoculari da ø31.8mm

All’interno del tubo ho applicato l’immancabile velluto autoadesivo mentre per la regolazione della posizione ho utilizzato il metodo dei due anelli con viti a 120°. Da esperienze precedenti, le viti devono avere un diametro piuttosto grosso per evitare di flettere e, di conseguenza, tendono a bollare il tubo se le teste non vengono protette in qualche modo; sebbene in precedenza avessi già realizzato con successo tali accessori, questa volta ho deciso ti optare per una soluzione più economica possibile: prendendo un tondino di teflon da ø16mm ho praticato un foro filettato M8 e in seguito abbiamo tornito tanti piccoli cilindri. Utilizzando il frena filetti della Loctite, ho fissato questi semplici piedini sulla punta delle barre filettate, proteggendo così il tubo.

La guida 50/360

La guida 50/360

Per concludere l’opera ho riutilizzato un po’ di pellicola carbon look avanzata dalla realizzazione del Letix, per dare un aspetto decente a questo piccolo tubo.

La guida con la pellicola carbon-look

La guida con la pellicola carbon-look

Naturalmente restano da fare ancora due cose:

  1. Battezzarlo
  2. Provarlo sul campo

Per il primo punto, dopo lungo meditare, ho trovato una soluzione: ecco a voi Cippolo, l’ottavo nano :-) .
Per concludere degnamente, ecco una foto di Cippolo alloggiato sopra il Newton Vixen R150SS dell’associazione:

La nuova guida e il newton F5

La nuova guida e il newton F5

Buon Natale e cieli sereni a tutti,

Simone





TravelScope – restyling on-demand

21 09 2010

Tempo fa mi trovai per casa un fuocheggiatore Cryford di TelescopeService, preso per 100€ usato sui soliti canali internettiani: a dirla tutta tale stupendo oggetto era destinato all’astrografo Carl-Zeiss Tessar. Purtroppo tale autocostruzione ha subito qualche rallentamento, dovuto ad una tensione dell’ottica che non sono ancora riuscito ad eliminare; così, comprando e scambiando, ad un certo punto mi sono ritrovato per le mani tutto il necessario per fare un telescopio guida in parallelo dotato di anelli decentrabili. Ho usato questo strumetino un po’ volte, con grande soddisfazione, per autoguidare grazie ad una Magzero MZ-5C.

Purtroppo, causa il meteo avverso e il poco tempo a disposizione, questo simpatico strumento è finito su una mensola a prendere polvere, finché non ho incontrato un astrofilo astigiano, Silvio, che durante un’osservazione ha visto la guida sopra il C8 e mi ha fatto un sacco di domande sulla storia di questo tubo. In seguito il discorso è caduto sul fratello dell’80/400, il mio utilissimo Scapàdaca, il telescopietto da viaggio.

Così, nei giorni seguenti si è concretizzata sempre più l’idea di costruirne uno strumentino da battaglia che potesse accompagnare Silvio nelle sue vacanze, senza per questo dover scegliere se caricare il suo dobson o sua moglie :-D .

L’utilizzo del massiccio fuocheggiatore cryford (circa 2.5KG), per un telescopio che doveva essere leggero, mi è sembrato fuori luogo, per cui ho rimontato il cryford sull’astrografo ottenendo in questo modo il fuocheggiatore SkyWatcher a corta focale che avevo temporaneamente montato sullo Zeiss (insomma, un losco giro di pezzi :-P ). Questo accessorio, comunque più che dignitoso essendo da 2″, era reduce di un attacco di strumentite che lo portò alla mia soglia accompagnato da un 6×30 con viti a 90°, in ogni caso erano 26€ di pignone e cremagliera che stavano a muffire.

La procedura è stata più o meno la solita: tubo in alluminio portato a misura, velluto nero autoadesivo all’interno, fori, viti ecc… Dapprima ho fatto alcune prove per verificare che tutti gli accessori andassero a fuoco corettamente.

Il travescope in assetto visuale

Il travescope in assetto visuale

Sebbene l’obiettivo non fosse quello di fare ripresa, ho comunque verificato il corretto comportamento con una reflex (analogica).

Se va a fuoco la Canon FTB...

Se va a fuoco la Canon FTB...

Ottenendo buoni risultati mi sono posto il problema di come attaccarlo ad un’eventuale montatura: non avendo una coda di rondine a disposizione inizialmente pensai di praticare dei fori nel tubo per alloggiare una barra dritta, ma il tutto non mi diede idea di grande stabilità. Così coinvolsi mio padre nell’impresa per tornire due anelli in alluminio per il tubo.

Gli anelli da cui spunta il velluto

Gli anelli da cui spunta il velluto

Fresare gli anelli come feci per il Bresser R90 è un lavoraccio non da poco ed in questo caso inutile, vista la ridotta dimensione del tubo e la praticità nello smontaggio (si sfila il doppietto anteriore). Ho quindi voluto fare un esperimento: ogni anello è dotato di 3 fori filettati in cui sono avvitati 3 grani in inox a testa piatta. In questo modo il tubo viene fissato dai grani i quali, a loro volta, rimangono invisibile nell’anello stesso.

Gli anelli con i grani

Gli anelli con i grani

La barra in alluminio che collega i due anelli è dotata di un foro da ¼” per utilizzare l’OTA su un normale treppiede fotografico (nelle foto c’è sempre il mio fido Manfrotto).

Il TravelScope

Il TravelScope

Tirando un po’ di somme:

  • Obiettivo 80/400 preso da Surplusshed: 50€ con le tasse
  • Fuocheggiatore a cremagliera SkyWatcher da 2″ con riduzione da 1″¼: 26€ usato
  • Anelli, tappo in PVC, torniture varie: gratis, grazie al babbo tornieur.

Ecco Silvio, con il suo nuovo telescopio da viaggio, mai faccia fu più soddisfatta :-D .

Silvio posa con il nuovo telescopio.

Silvio posa con il nuovo telescopio.

Alla prossima autocostruzione.

Simone





Guida in parallelo 60/900

1 07 2010

Devo dire che questa autocostruzione è nata per tanti motivi decisamente futili: mi annoiavo, il Tasco stava lì a prender polvere, avevo riciclato i suoi anelli originali per il GuideSpot, mio padre non aveva nulla da fare al tornio… :-P . Insomma, ho ripreso il Tasco 60/900 che usavo tanti anni fa come guida in parallelo sul C8 e ho incastrato il mio babbo per tornire un paio di nuovi anelli a parte da un tubo di alluminio.

Il mio babbo al lavoro al tornio

Il mio babbo al lavoro al tornio

Come per i vecchi anelli, ho cominciato praticando 3 fori a 120° per le viti di regolazione. L’anello anteriore ah 3 viti M5: il diametro ridotto blocca il tubo del telescopio ma permette una discreto movimento lungo l’asse.

L'anello anteriore

L'anello anteriore

Per l’anello posteriore, invece, ho optato per le solite tre manopole dell’Elesa: queste tre regolazioni saranno quelle che vengono usate maggiormente.

L'anello posteriore

L'anello posteriore

Ecco una fotografia degli anelli montati sulla barra di collegamento.

I due annelli e la barra

I due annelli e la barra

Il Tasco è proprio una cippetta e questi anelli, anche se solo di ø100mm di diametro, sembrano enormi a confronto.

Il Tasco negli anelli decentrabili

Il Tasco negli anelli decentrabili

Poi naturalmente un bel giro all’IGA per l’anodizzazione ed ecco gli anelli di un bell’inquietante rosso.

Gli anelli del Tasco anodizzati

Gli anelli del Tasco anodizzati

La barra di raccordo l’ho presa al BricoCenter, è una di quelle porcherie verniciate e quindi non posso farla anodizzare: vabbeh, l’ho detto che è un’autocostruzione en-passant? :-P

Il tasco con i suoi anelli rossi

Il tasco con i suoi anelli rossi

E per finire, ecco uno scatto del Tasco sul Vixen 150/750 che dovrà autoguidare.

Il Tasco guida il Vixen 150F5

Il Tasco guida il Vixen 150F5

Speriamo che gli F15 di questo fondo di bottiglia non siano troppo tirati per la camera di guida. Vedremo.

Simone





Barra di raccordo per Carl Zeiss 180/2.8

18 05 2010

Avendo a disposizione un corpo macchina in formato 6×6, la gloriosa Kiev 60 (reperibile nel mercato dell’usato a prezzi ormai stracciati), è nata l’idea di utilizzarla per realizzare scatti astronomici.
Generalmente la qualità ottica delle lenti è più che buona anche se è doveroso fare dei distinguo: l’80/2,8 a corredo è una di queste perle. Fortunatamente l’attacco consente di montare obiettivi Carl Zeiss per medio formato, e qui c’è solo più da sbizzarrirsi. Il grande campo disponibile sul 6×6 e l’altissima risoluzione che è in grado di fornire ne fanno un gingillo niente male per l’astrofilo in cerca di nuove esperienze.
Ho optato per un “assetto” molto semplice, apparecchio fotografico installato su una Heq5 stazionata al polo e lasciata in inseguimento senza guida: insomma, usare la montatura come semplice inseguitore senza troppi pensieri e vedere quello che salta fuori…per le evoluzioni c’è sempre tempo! :-)
L’accessorio realizzato e descritto qui di seguito è una barra specifica che consente di ancorare tra loro il corpo macchina e la possente ottica Carl Zeiss 180/2,8. Il peso totale sale infatti alla non indifferente quota di 3,5Kg, troppo per essere sostenuto dal singolo attacco filettato della reflex o da quello presente sul collarino dell’ottica.
Considerando anche le posizioni inclinate che si possono raggiungere in una posa astronomica una soluzione del genere è impensabile.

Visione laterale

La barra è in alluminio da 10mm di spessore, lunga 12cm. E’ avvitata sul fondello della reflex con una brugola da 1/4” ed è stato realizzato un disco in alluminio di spessoramento da 8mm (collarino ottica e culatta della reflex sono su piani leggermente sfalsati).
L’ancoraggio sull’obiettivo è stato modificato: queste produzioni russe usano un foro filettato da 3/8 di pollice con all’interno una riduzione da ¼….soluzione che non mi è piaciuta molto. Ho acquistato una brugola da ¾, l’ho segata forata e rifilettata da 6mm a passo standard metrico, così da evitare l’impiego di altra viteria in pollici (costosa e poco reperibile per i miei gusti). Il “grano” così ottenuto è stato inserito dentro alla filettatura dell’ottica e via con la brugola da 6 per avvitarci la barra in alluminio.

Dettagli esplicativi

Infine il supporto è stato bucato e filettato sempre da 6mm per poter essere montato su una comune coda di rondine di tipo Vixen. I fori sono stati realizzati in modo tale che tutto l’apparato sia già bilanciato in declinazione così come lo si monta.
Ecco il risultato, anche se finale non è perchè manca l’anodizzazione nera. :-)

Con questa focale conto di poter reggere circa 20minuti senza correzioni, tenendo conto del fatto che un 180mm che lavora su un fotogramma 6×6 equivale a circa un 100mm in 24×36.
Sicuramente in epoca digitale potrà apparire antidiluviana questa iniziativa, ma la pellicola ha ancora il suo fascino, sia a colore che in bianco e nero. Vedremo i risultati.

Francesco

Aggiornamento (N.d.Simone): anche la barra di Francesco è stata anodizzata, allego la foto.

La piastra anodizzata

La piastra anodizzata





GuideSpot sul C8

15 05 2010

Ed oggi, ho terminato il lavoro sul GuideSpot. Dapprima ho chiesto al mio babbo di tornire un tappo con un pezzo di Nylon (che ho rubato al sempre paziente Luciano).

Tappo GuideSpot

Tappo GuideSpot

E per finire ho montato il tutto sulla barra portaoggetti del C8.

Il C8 e la guida

Il C8 e la guida

Ora non mi resta che aspettare il bel tempo e provare tutta la baracca :-) .

Simone





GuideSpot

10 05 2010

Ciao a tutti, avevo per casa un bellissimo fuocheggiatore cryford da 2″  e un obiettivo di SurplusShed 80/400; ci ho riflettuto un po’ e alla fine ho deciso di fare una nuova guida a corta focale, con degli anelli precedentemente torniti per un 60/900. All’epoca ebbi la fortuna di recuperare un grosso tubo in alluminio, di circa ø170mm: quando mi presentai dal mio amico Luciano con questi pezzi e la guida il suo stupore fu grande, visto che erano decisamente ingombranti per il piccolo Tasco che dovevano sostenere. A parte il fatto che avevo a disposizione solo quegli anelli, ho pensato che fosse una buona idea fare un supporto per la crescita.

Dopo un’intubazione molto simile a quella già fatta per Scapàdaca, ho incastrato il mio babbo (a cui, come ho già detto in precedenza, ho regalato un tornio per la pensione) per tornire sei piedini di teflon: lo scopo era di evitare che le viti M5 per la regolazione rovinassero irreparabilmente l’alluminio smaltato del tubo.

Piedino di teflon

Piedino di teflon

Sull’anello anteriore, ho utilizzato delle semplici viti M5 di lunghezza adatta a centrare la guida nell’anello; invece le tre viti posteriori sono realizzate con dei pomelli e hanno una lunghezza tale da poter decentrare al massimo il tubo, fino quasi a far toccare i piedini con l’interno dell’anello. In questo modo credo sia possibile effettuare un buon disassamento, senza necessità di utilizzare cacciaviti o strumenti vari.

Le viti di regolazione

Le viti di regolazione

Gli anelli sono solidamente connessi tramite una barretta di alluminio (comprata al Brico) da 20×5, i due fori che ho praticato hanno le dimensioni utilizzate dalla GK2 della Geoptik, anche perché sul C8 (tubo che dovrò guidare) avevo già predisposto una barra porta accessori con tale foratura. Come sempre (visto che è una delle mie fissazioni) ho messo del vellutino per proteggere il tutto da graffi (soprattutto dal graffiare gli altri :-) ).

La barra di collegamento

La barra di collegamento

Questo GuideSpot in realtà è un’accozzaglia di tutta una serie di acquisti molto belli che però sono rimasti inutilizzati: infatti oltre allo splendido fuocheggiatore (una realizzazione meccanica veramente stupenda) e ai mastodontici anelli (che erano veramente coperti da un dito di polvere) ho riciclato anche il cercatore 6×30 che presi tempo fa per il mio amico Francesco. Visto che alla fine lui non poteva utilizzare il piccolo SkyWatcher (per questioni di ingombro) ho deciso di riciclarlo.
Penso che la staffa della SkyWatcher, con le due viti a 90° e la molla a 225° sia veramente un’idea geniale: poter regolare il cercatore con un mano sola, senza dover recuperare giochi su tre scomode viti, è una delle cose più furbe introdotte nell’astrofilia modera. Volevo rubare l’idea anche per questo telescopio di guida, ma avrei dovuto massacrare gli anelli anodizzati e mi spiaceva.

Il cercatore e il Fuocheggiatore gigante

Il cercatore e il Fuocheggiatore gigante

Ecco la realizzazione finale:

Ecco a voi GuideSpot

Ecco a voi GuideSpot

Una piccola nota, tutte le foto sono state realizzate tenendo il piccolo sul treppiede fotografico utilizzando uno speciale supporto, ma di questo parlerò in una prossima autocostruzione ;-) .

Simone





Scapàdaca: ossia, lo spotting scope da viaggio

3 11 2009

Frugando tra le vecchie foto ho trovato alcuni scatti fatti ad una vecchia autocostruzione: uno spotting scope realizzato con un obiettivo di Surplus Shed mentre il finder e il cercatore sono il frutto di estenuanti agguati su ebay e mercatini vari :-P

Scapàdaca retro

Finder, fuocheggiatore Intes da 2", diagonale 45° e oculare

La coda di rondine è stata sapientemente fresata da mio zio e ho praticato un foro filettato da 1/4″ per poter usare il telescopio anche su treppiede fotografico:

Scapàdaca lato

La coda di rondine è dotata di foro da 1/4"

L’interno è stato rivestito dell’immancabile vellutino autoadesivo:

Scapàdaca fronte

L'obiettivo incastrato nel tubo è fissato da una brugola con dado

Unica indicazione (per chi magari volesse cimentarsi nell’impresa): questi obiettivi erano stato progettati per essere incastrati su un tubo in modo diametralmente opposto a come ho fatto io. Quindi si è resa necessaria l’inversione del doppietto nella cella, altrimenti l’immagine risulta sfocata.

Simone





Astrografo Carl Zeiss Jena Tessar 80F4.5

23 10 2009

Circa un anno fa un amico mi regalò un obiettivo Carl Zeiss Jena Tessar ø80F4.5 dotato di una mastodontica intubazione la quale superava (da sola) i 5KG. Nonostante il bellissimo dono non potevo in alcun modo utilizzare questo obiettivo, vista l’impossibilità di gestirlo con la mia HEQ-5. Grazie alla maestria del mio amico Luciano (Arcameccanica) abbiamo realizzato una ghiera che permettesse di avvitare l’obiettivo su un tubo in alluminio da ø100mm.
Il fortunato acquisto di un fuocheggiatore Crayford da 2″ ha completato l’opera. La piccola coda di rodine deriva da un rimasuglio di una barra Baader che ho montato sotto il C8.

Anello di raccordo

Anello di raccordo

L’anello è fissato al tubo tramite 6 viti da ø3mm lunghe 16mm a testa svasata e dei dadini ribassati.

Fuocheggiatore, coda di rondine e reflex

Fuocheggiatore, coda di rondine e reflex

Il fuocheggiatore aveva un diametro inferiore ai 100, ma per fortuna mi è stato venduto con un anello di raccordo già fatto; anche qui ho usato 6 viti per raccordarlo, brugole a testa tonda da ø3mm lunghe 12mm. Il fuocheggiatore è mantenuto in posizione da 3 grani da ø4mm.

Il diaframma

Il diaframma

Se mai si dovesse diaframmare, direi che le numerose lamelle del Tessar fanno un ottimo lavoro.

Il risultato finale

Il risultato finale

All’interno ho messo l’immancabile velluto nero autoadesivo e le brugole di raccordo per la coda di rondine, rigorosamente bunite e con la testa arrotondata. Comunque peso finale: 3KG. Astrografo a dieta!!!!

Speriamo che il cielo si faccia sereno al più presto. ;-)

Simone





Barra per due telescopi: le prove

17 08 2009

Alla fine ho provato la barra per due telescopi utilizzando il tubo più pesante in mio possesso: il Newton SkyWatcher 200F5 (8.3KG) con il Bresser R90 che uso recentemente come guida.

Barra a doppia coda di rondine Vixen

Barra a doppia coda di rondine Vixen

In compagnia dei miei vecchi, abbiamo provato ad osservare la Luna e devo dire che, anche dando un colpo deciso alla montatura, il tempo di smorzamento delle vibrazioni non supera i 3 secondi.

Il mio babbo e il telescopio

Il mio babbo e il telescopio

Spero di poter fotografare presto.

Simone








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