Avendo a disposizione un corpo macchina in formato 6×6, la gloriosa Kiev 60 (reperibile nel mercato dell’usato a prezzi ormai stracciati), è nata l’idea di utilizzarla per realizzare scatti astronomici.
Generalmente la qualità ottica delle lenti è più che buona anche se è doveroso fare dei distinguo: l’80/2,8 a corredo è una di queste perle. Fortunatamente l’attacco consente di montare obiettivi Carl Zeiss per medio formato, e qui c’è solo più da sbizzarrirsi. Il grande campo disponibile sul 6×6 e l’altissima risoluzione che è in grado di fornire ne fanno un gingillo niente male per l’astrofilo in cerca di nuove esperienze.
Ho optato per un “assetto” molto semplice, apparecchio fotografico installato su una Heq5 stazionata al polo e lasciata in inseguimento senza guida: insomma, usare la montatura come semplice inseguitore senza troppi pensieri e vedere quello che salta fuori…per le evoluzioni c’è sempre tempo! ![]()
L’accessorio realizzato e descritto qui di seguito è una barra specifica che consente di ancorare tra loro il corpo macchina e la possente ottica Carl Zeiss 180/2,8. Il peso totale sale infatti alla non indifferente quota di 3,5Kg, troppo per essere sostenuto dal singolo attacco filettato della reflex o da quello presente sul collarino dell’ottica.
Considerando anche le posizioni inclinate che si possono raggiungere in una posa astronomica una soluzione del genere è impensabile.
La barra è in alluminio da 10mm di spessore, lunga 12cm. E’ avvitata sul fondello della reflex con una brugola da 1/4” ed è stato realizzato un disco in alluminio di spessoramento da 8mm (collarino ottica e culatta della reflex sono su piani leggermente sfalsati).
L’ancoraggio sull’obiettivo è stato modificato: queste produzioni russe usano un foro filettato da 3/8 di pollice con all’interno una riduzione da ¼….soluzione che non mi è piaciuta molto. Ho acquistato una brugola da ¾, l’ho segata forata e rifilettata da 6mm a passo standard metrico, così da evitare l’impiego di altra viteria in pollici (costosa e poco reperibile per i miei gusti). Il “grano” così ottenuto è stato inserito dentro alla filettatura dell’ottica e via con la brugola da 6 per avvitarci la barra in alluminio.
Infine il supporto è stato bucato e filettato sempre da 6mm per poter essere montato su una comune coda di rondine di tipo Vixen. I fori sono stati realizzati in modo tale che tutto l’apparato sia già bilanciato in declinazione così come lo si monta.
Ecco il risultato, anche se finale non è perchè manca l’anodizzazione nera.
Con questa focale conto di poter reggere circa 20minuti senza correzioni, tenendo conto del fatto che un 180mm che lavora su un fotogramma 6×6 equivale a circa un 100mm in 24×36.
Sicuramente in epoca digitale potrà apparire antidiluviana questa iniziativa, ma la pellicola ha ancora il suo fascino, sia a colore che in bianco e nero. Vedremo i risultati.
Francesco
Aggiornamento (N.d.Simone): anche la barra di Francesco è stata anodizzata, allego la foto.












