Barra di raccordo per Carl Zeiss 180/2.8

18 05 2010

Avendo a disposizione un corpo macchina in formato 6×6, la gloriosa Kiev 60 (reperibile nel mercato dell’usato a prezzi ormai stracciati), è nata l’idea di utilizzarla per realizzare scatti astronomici.
Generalmente la qualità ottica delle lenti è più che buona anche se è doveroso fare dei distinguo: l’80/2,8 a corredo è una di queste perle. Fortunatamente l’attacco consente di montare obiettivi Carl Zeiss per medio formato, e qui c’è solo più da sbizzarrirsi. Il grande campo disponibile sul 6×6 e l’altissima risoluzione che è in grado di fornire ne fanno un gingillo niente male per l’astrofilo in cerca di nuove esperienze.
Ho optato per un “assetto” molto semplice, apparecchio fotografico installato su una Heq5 stazionata al polo e lasciata in inseguimento senza guida: insomma, usare la montatura come semplice inseguitore senza troppi pensieri e vedere quello che salta fuori…per le evoluzioni c’è sempre tempo! :-)
L’accessorio realizzato e descritto qui di seguito è una barra specifica che consente di ancorare tra loro il corpo macchina e la possente ottica Carl Zeiss 180/2,8. Il peso totale sale infatti alla non indifferente quota di 3,5Kg, troppo per essere sostenuto dal singolo attacco filettato della reflex o da quello presente sul collarino dell’ottica.
Considerando anche le posizioni inclinate che si possono raggiungere in una posa astronomica una soluzione del genere è impensabile.

Visione laterale

La barra è in alluminio da 10mm di spessore, lunga 12cm. E’ avvitata sul fondello della reflex con una brugola da 1/4” ed è stato realizzato un disco in alluminio di spessoramento da 8mm (collarino ottica e culatta della reflex sono su piani leggermente sfalsati).
L’ancoraggio sull’obiettivo è stato modificato: queste produzioni russe usano un foro filettato da 3/8 di pollice con all’interno una riduzione da ¼….soluzione che non mi è piaciuta molto. Ho acquistato una brugola da ¾, l’ho segata forata e rifilettata da 6mm a passo standard metrico, così da evitare l’impiego di altra viteria in pollici (costosa e poco reperibile per i miei gusti). Il “grano” così ottenuto è stato inserito dentro alla filettatura dell’ottica e via con la brugola da 6 per avvitarci la barra in alluminio.

Dettagli esplicativi

Infine il supporto è stato bucato e filettato sempre da 6mm per poter essere montato su una comune coda di rondine di tipo Vixen. I fori sono stati realizzati in modo tale che tutto l’apparato sia già bilanciato in declinazione così come lo si monta.
Ecco il risultato, anche se finale non è perchè manca l’anodizzazione nera. :-)

Con questa focale conto di poter reggere circa 20minuti senza correzioni, tenendo conto del fatto che un 180mm che lavora su un fotogramma 6×6 equivale a circa un 100mm in 24×36.
Sicuramente in epoca digitale potrà apparire antidiluviana questa iniziativa, ma la pellicola ha ancora il suo fascino, sia a colore che in bianco e nero. Vedremo i risultati.

Francesco

Aggiornamento (N.d.Simone): anche la barra di Francesco è stata anodizzata, allego la foto.

La piastra anodizzata

La piastra anodizzata





SkyWatcher 200F5

3 11 2009

Anche se ormai è passato ad un nuovo proprietario, tempo fa potei lavoricchiare un po’ su un Newton Skywatcher 200F5. Appena mi arrivò a casa capii subito che poteva essere migliorato :-D . Per prima cosa l’annerimento interno non era sufficiente per segare riflessi parassiti, quindi: velluto autoadesivo!

Velluto autoadesivo e Bob's Knobs

Velluto autoadesivo e Bob's Knobs

Gli spider di serie della SkyWatcher sono molto efficienti, ma data il loro esigue spessore tendono a piegarsi quando si usa il cacciavite per collimare. Le manopoline di Bob’s Knobs aiutano tantissimo.

Installate le manopoline si è risolto solo metà del problema, la culatta posteriore infatti era protetta da un solido tappo metallico, il quale andava rimosso ad ogni collimazione con la conseguenza che le vitine da ø3mm finivano sicuramente a terra. Poco male, 6 fori e passa la paura:

Fori sulla culatta

Fori sulla culatta

Nella mia idea originale, intendevo utilizzare questo strumento per fare fotografia, quindi aggiunsi una barra di alluminio alleggerita a cui avevo praticato fori filettati per installare la testa micrometrica Geoptik GK2.

Barra porta-accessori

Barra porta-accessori

Peccato che il tubo pesasse 8.3KG, troppo per fotografare con la HEQ5. Finii di adattarlo all’osservazione visuale con un filtro solare un po’ riciclato.

Filtro astrosolar

Filtro astrosolar

Usando un tappo in PVC per tubi da fognatura e delle mascherine fatte con i fogli F4 della Fabriano, ho riciclato due pezzi di astrosolar orfani del mio storico 114.

Un po’ mi spiace non aver sfruttato a sufficienza questo tubo, spero possa dare soddisfazioni al suo nuovo padrone.

Buon viaggio tubo della stufa! :-D

Simone





Ristrutturazione Konus 150F6

23 10 2009

Ho rapito il Newton da 150 del mio amico Francesco con l’obiettivo di mettergli un po’ a posto il fuocheggiatore, poi si sa che l’autocostruttite vien costruendo e mi sono lasciato un po’ prendere la mano.
Ecco come si presentava prima dell’operazione:

Il Konus 150F6 smontato

Il Konus 150F6 smontato

Ho cominciato facendo anodizzare il fuocheggiatore, l’annello rosso serve per bloccare la posizione del tubo filettato una volta raggiunto il fuoco.

Fuocheggiatore anodizzato

Fuocheggiatore anodizzato

Poi come si fa a stare senza velluto? :-D E mentre c’ero ho pure fatto un puntino nero al centro dello specchio per poter collimare con il laser.

Vellutino nero all'interno

Vellutino nero all'interno

Anche la montatura aveva bisogno di qualche sistemata, per cominciare un contrappeso aggiuntivo. Per fortuna avevo un vecchio contrappeso Vixen a cui ho applicato una riduzione in ottone, tornita da Luciano.

Contrappeso Vixen adattato per la barra Konus

Contrappeso Vixen adattato per la barra Konus

L’aggiunta di una barra portaoggetti, una vite da 1/4″ per la macchina fotografica e via, un altro astrofilo è servito.

Francesco e il suo Konus ristrutturato

Francesco e il suo Konus ristrutturato

Prossimo passo: i motori.

Alla prossima autocostruzione.

Simone








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